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Duomo di Como
Costruito a partire dal 1396 sul sito della preesistente basilica di S. Maria Maggiore (XI sec.), inglobata nella nuova fabbrica, il Duomo di Como si presentava negli anni Ottanta del Quattrocento ancora privo della zona presbiteriale, mentre le navate, i fianchi e la facciata, quasi completamente ultimati, cominciavano ad essere dotati di una sfarzosa decorazione scultorea. In questo periodo il cantiere comasco, che vede attivi diversi esponenti della famiglia di lapicidi valtellinesi dei Rodari, tra i quali Tommaso, ingegnere della fabbrica dal 1487, partecipa alla generale svolta culturale in senso classicista degli ultimi anni sforzeschi. Nei portali laterali (bellissimo quello nord), nelle edicole, negli altari - eseguiti tra il 1480 e il 1510 circa - si assiste all'introduzione di temi inusitati, indice di un ambiente permeato dalla cultura umanistica, e al contempo di nuovi modi rappresentativi: ai soggetti religiosi tradizionali si affian-cano le effigi di uomini illustri (tra cui i famosi Plinii in facciata), scene mitologiche, motivi decorativi ed elementi architettonici classici (grottesche, chimere, teste impe-riali, colonne a candelabra ecc.), montati però con assoluta libertà rispetto ai modelli antichi; le scene religiose sono inserite in sfondi architettonici prospettici che riman-dano a Giovanni Antonio Amadeo, con cui Tommaso aveva lavorato a Bergamo. Nell'architettura il rinnovamento del linguaggio avviene in modo più contrastato: nel 1487 Tommaso è incaricato di predisporre un modello per la "capella magna", ma so-lo nel 1510 il vescovo ottiene la licenza per fondare il coro con tiburio e annessi e an-cora tre anni passano perché ne siano gettate le fondamenta. L'insufficienza della tra-dizionale cultura tecnica di cantiere di Tommaso Rodari sembra diventare a questo punto evidente: un primo progetto, approvato alla presenza dell'Amadeo nel 1510 e probabilmente avviato, viene messo in discussione nel 1519, quando si richiede il pa-rere di Cristoforo Solari, uno dei più maturi interpreti delle proposte bramantesche e dei pochi architetti lombardi che potessero contare su un'esperienza a Roma. I termini del dibattito non sono chiari (Soldini in Rinascimento, '94, p. 465): per certo l'ipotesi di una sola cappella, più compatibile con le preesistenze sulla piazza, lascia presto il posto all'organismo a tre cori - di fatto una pianta centrale - imperniato sulla cupola (terminata dopo il 1731); ma è probabilmente sul piano del linguaggio architettonico che il progetto solariano si impone, introducendo, a contrasto con le fantasiose archi-tetture dei portali rodariani, ordini classici di proporzioni e sintassi rigorosi, elementi decorativi misuratissimi e puntuali citazioni bramantesche. Ad esso il Rodari dovrà attenersi fino alla sua scomparsa (1526). Il progetto sarà ultimato, in modo sostan-zialmente fedele, solo nel Seicento.
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 Portale settentrionale del Duomo di Como
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 Cappella dell'altare maggiore del Duomo di Como
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Si ringraziano per i testi e le immagini:
Biblioteca Riccardiana, Firenze (Microfoto srl Firenze)
Pinacoteca Brera, Milano (Archivio fotografico Sopraintendenza per i beni artistici e storici)
Civiche raccolte d'arte, Foto Saporelli, Milano
APT di Pavia
Staatliche Graphische Sammlung, Muenchen
SKIRA Editore, Milano
Accademia S.n.c. - Servizi per la computergrafica - Piacenza
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