Santa Maria delle Grazie.
 
Un gruppo di Domenicani, che aveva aderito - contrariamente a quelli di Sant'Eustorgio - alla riforma dell'Ordine ("Regolare Osservanza") ottennero dal cortigiano sforzesco Gaspare Vimercati un terreno a Porta Vercellina. I lavori per l'edificazione della chiesa e di una prima parte del convento, su progetto attribuito senza prove a Guiniforte Solari, iniziarono intorno al 1463 e furono terminati del tutto nel 1487. L'impronta solariana, ancora legata alla tradizione tardogotica, è riconoscibile negli archi acuti, nelle crociere ogivali e negli affreschi decorati a motivi geometrici delle tre navate, nel chiostro dei morti, nel refettorio e nella biblioteca (oggi perduta). Caso insolito, della chiesa domenicana appena terminata fu deciso subito un rinnovamento, dapprima con i tondi prospettici con figure di santi dell'Ordine (attribuiti al Butinone e allo Zenale) poi, intorno al 1489, aggiungendo alla facciata un portale o protiro di marmo, di forme classiche, dove eleganti colonne su piedestallo reggono una trabeazione e una volta a botte cassettonata. D'autore ignoto, il portale già attribuito a Gian Cristoforo Romano e all'Amadeo presenta motivi decorativi ricorrenti in Lombardia alla fine del XV secolo e con assonanze bramantesche (come le candelabre sulle lesene e i tondi nel fregio). Ma fu per diretta volontà di Ludovico il Moro assecondato dal priore Vincenzo Bandello, intellettuale e teologo, che si avviò un rinnovamento stilistico e un "aggiornamento " al nuovo gusto, per i quali è probabile che ci si avvalesse del più autorevole tra gli ingegneri ducali, Donato Bramante. Anche se manca un documento esauriente riguardo a un suo incarico per la progettazione e ci si deve accontentare di testimonianze indirette o più tarde (Bruschi, '69 p. 194 e 784; Patetta '87, p.168; Borsi '89, p.211) pochi hanno dubbi sul riconoscere come bramantesca l'intera tribuna delle Grazie. Essa dovette impressionare (e colpisce ancor oggi) per il radicale distacco come concezione, come proporzioni e dimensione, come riferimenti storici e simbolici, dalla preesistente parte solariana, della quale sostituì il coro e le due cappelle che lo fiancheggiavano. Bramante impostò una grande pianta centrica, una tricora il cui corpo centrale, un quadrato di 20 metri di lato, era pari all'insieme delle tre navate ogivali. Il vano cubico è sormontato da una cupola semisferica su alto tamburo. Pur debitrice verso la Sagrestia Vecchia di Brunelleschi (1428 c.) la tribuna delle Grazie terminata nel 1498 presentava un inedito repertorio formale (le finestre nel tamburo, i dischi "rotanti", la citazione del poliedro di fra' Luca Pacioli nelle nicchie) e di presenza simbolica dei numeri (16 oculi nella cupola, 12 dischi negli arconi sotto la cupola, 12 oculi e 12 piccoli tondi in 8 spicchi della volta del coro, 4 tondi nei pennacchi ecc. I numeri si riferivano agli Evangelisti e agli Apostoli, mentre l'otto era il numero dedicato alla Madonna). In molti dettagli sono presenti caratteri dello sperimentalismo bramantesco, come le lesene senza base all'interno del tamburo, i rapporti accentuati in altezza nelle lesene degli arconi sotto la cupola, le stesse lesene piegate in dimensione doppia al di là del vano centrale verso il coro ecc., nonché compaiono sottili correzioni ottiche: il vano non perfettamente quadrato bensì allungato verso il fondo, l'abside alla conclusione del coro più stretta delle altre, le finestre del coro aperte non in mezzarìa delle pareti ma spinte un po' verso il fondo. E' possibile che nel 1497, alla morte per parto della giovane moglie Beatrice d'Este, il Moro intendesse fare della tribuna il mausoleo sforzesco collocandovi il monumento funerario suo e di Beatrice, opera di Cristoforo Solari (oggi alla Certosa di Pavia). Nello stesso anno 1497 il Moro manifestava anche l'intenzione di proseguire nel rinnovamento della chiesa oltre la tribuna già in gran parte edificata. Infatti, ordinava di consultare i maggiori esperti d'architettura "per fare uno modello per la fazada...havendo respecto a l'altezza in la quale se ha ad ridurre la ecclesia proportionata alla Cappella grande " (Patetta, '87, p.165). Esternamente l'opera di Bramante presenta un tiburio poligonale a sedici lati e una decorazione in mattoni e terracotte un po' epidermica e più marcatamente di tradizione lombarda. E' dell' Amadeo la sommità del tiburio, con le 64 colonnine di marmi di vari colori a formare le 32 bifore del loggiato. Il nome di Bramante è stato fatto, ma con minore convinzione, anche per l'elegante chiostro piccolo e per la Sagrestia, dove nelle decorazioni della volta si possono trovare riferimenti anche a Leonardo, d'altronde presente nel refettorio per il Cenacolo terminato nel 1498 e autore sia di uno schizzo per lo schema della tribuna, sia di alcuni studi sugli "archi delle grazie " e su una volta " a ombrello" in tutto simile a quella realizzata nel coro.
 

 

Pianta della parte della chiesa di Santa Maria delle Grazie realizzata da Bramante, chiostro piccolo e sagrestia

 
Interno della cupola della chiesa di Santa Maria delle Grazie

 
Si ringraziano per i testi e le immagini:
Biblioteca Riccardiana, Firenze (Microfoto srl Firenze)
Pinacoteca Brera, Milano (Archivio fotografico Sopraintendenza per i beni artistici e storici)
Civiche raccolte d'arte, Foto Saporelli, Milano
APT di Pavia
Staatliche Graphische Sammlung, Muenchen
SKIRA Editore, Milano
Accademia S.n.c. - Servizi per la computergrafica - Piacenza