Canonica e chiostri di Sant'Ambrogio.
 
La Canonica e i chiostri conventuali di Sant'Ambrogio sono le opere in Lombardia di più sicura e documentata attribuzione a Donato Bramante, ormai diventato il più autorevole ingegnere ducale sforzesco (Patetta '87, p.210 e nota 1). Diversi ne furono i committenti o promotori: Ludovico il Moro per la Canonica destinata al clero secolare, suo fratello, il cardinale Ascanio Sforza, per il monastero destinato ai Cistercensi, chiamati in questa sede dallo stesso cardinale nel 1497. Opposte ne sono le positure: la Canonica a nord dell'antica basilica, i chiostri a sud; e differente la "fortuna" delle due opere: la prima eseguita solo in parte tra il 1492 e il 1499 e dopo questa data, interrotti i lavori, restata per sempre una costruzione incompiuta, oggetto di modesti rimaneggiamenti seicenteschi; la seconda, iniziata dopo il 1497 e portata a termine dopo la partenza di Bramante da Milano (1499) seguendo il modello ligneo da lui predisposto, oggetto di ulteriori e qualificanti interventi come l'atrio e lo scalone progettati dal Richini nel 1624-30. La Canonica fu impostata (forse come Santa Maria presso S. Satiro) secondo uno schema grandioso, un organismo porticato del tutto nuovo tipologicamente che doveva svilupparsi attorno a una piazza quadrata, alla quale si doveva probabilmente accedere attraverso quattro archi trionfali a doppia altezza, posti nella mezzarìa dei lati (riferimento evidente alle indicazioni ideali dell'Alberti e alla descrizione di un Foro romano antico (Bruschi '69,p.812). Se il corpo di fabbrica porticato era debitore nei confronti del brunelleschiano Ospedale degli Innocenti a Firenze (così come anche l'aver adottato un ordine maggiore costituito da lesene che interrompeva la fuga di arcate su colonne di ordine minore), bramantesca era la monumentalità classica dell'impianto e il ruolo che gli elementi del linguaggio rinascimentale quattrocentesco vi svolgevano. Il portico del solo lato esistente, unica parte originale, presenta proporzioni armoniche controllatissime, colonne con entasi e capitelli compositi (a corona unica di foglie) di accurata fattura nonché differenti tra di loro (Giordano '83), pulvino sopra i capitelli e la presenza insolita di quattro colonne " laboratas ad tronchonos", di cui già il Vasari sottolineava la novità, mentre noi dobbiamo riconoscervi l'intellettualistico rimando all'origine naturale della colonna già descritta nel Trattato di Vitruvio. Bramante ha impostato la Canonica non addossata al fianco della basilica di Sant'Ambrogio bensì alla distanza di quasi un metro, così da poter aprire i tratti di muro tra un contrafforte e l'altro della basilica ricavando lo spazio per la cappella di Santa Savina e per una sequenza di altre sette piccole cappelle, secondo lo schema ormai ricorrente a Milano (e già ottenuto con la trasformazione di altre basiliche come S. Simpliciano, S.Eufemia e S. Eustorgio). Inoltre, ha avviato l'edificazione di una sagrestia demolendo l'abside romanica esistente. Anche nel lato sud Bramante ha demolito l'abside romanica sostituendola con una cappella e con la Porta di Santa Giustina (1494 c.), e ha aperto il muro laterale realizzando tre grandi cappelle quadrate, di S. Sebastiano, S. Bernardo e S. Giorgio, a fianco di altre due cappelle già costruite nel corso del secolo. L'insieme di tali interventi ha portato dunque ad una radicale ristrutturazione della basilica (Patetta '87, p. 208). L'architetto, partito definitivamente per Roma, non vide mai i due chiostri del monastero di Sant'Ambrogio, realizzati da altri nel Cinquecento, insieme al grande refettorio posto, secondo canone di quest'ordine religioso, nel corpo di spina. Ma la grandiosità dell' impianto (che con netto salto di scala inaugurava la tipologia dei grandi impianti conventuali dopo il XV secolo), le scelte formali, la sperimentazione del linguaggio classico (senza le ortodossìe degli epigoni) sembrerebbero appartenergli. Nei due grandi cortili sono presenti sia l'estremo slancio e la massima leggerezza delle arcate altissime con colonne poggiate su un muretto, sia gli ordini dorico e ionico a quel tempo ancora insoliti e la straordinaria soluzione dei pulvini alti e molto aggettanti, nonché al primo piano la soluzione tipicamente " bramantesca" delle finestre incorniciate in due arcate minori,che vedeva un "pieno", cioè una lesena, impostato sopra la mezzarìa di un arco .Un'altra novità (che sarà presa a modello per almeno due secoli) era la vasta galleria centrale al primo piano,che distribuiva due serie di celle. La galleria, più alta dei due corpi laterali, era illuminata da oculi aperti nelle lunette della volta a crociere.
 

 
Pianta della basilica di Sant'Ambrogio, dopo gli interventi
di ristrutturazione di Donato Bramante
disegno di Luciano Patetta (1986), china, 90 5 70 cm
In alto, a nord, la canonica, le cappelle ricavate tra i contrafforti e la sagrestia; in basso, a sud, la cappella e porta di Santa Giustina, le tre cappelle di San Sebastiano, San Bernardo e San Giorgio, e parte del chiostro ionico del monastero cistercense.

 

Donato Bramante Chiostri del monastero di Sant'Ambrogio

 
Si ringraziano per i testi e le immagini:
Biblioteca Riccardiana, Firenze (Microfoto srl Firenze)
Pinacoteca Brera, Milano (Archivio fotografico Sopraintendenza per i beni artistici e storici)
Civiche raccolte d'arte, Foto Saporelli, Milano
APT di Pavia
Staatliche Graphische Sammlung, Muenchen
SKIRA Editore, Milano
Accademia S.n.c. - Servizi per la computergrafica - Piacenza